Il mio spiegone su Mattarella, Quirinale e dintorni

Editoriali

di Arturo Scotto

Abbiamo lavorato come Leu con appena 18 voti di grandi elettori a tenere insieme Pd e Cinque Stelle. Come si è visto non è stato facile e si è ballato fino all’ultimo e si ballerà ancora. 🔴 Il centrosinistra poteva giocare solo di contropiede in questi giorni, sapendo che il gioco dei veti era terribile ed attraversava tutti i gruppi. 🔴 La debolezza della politica era conclamata. Se non fosse stato così avremmo ancora il Governo Conte, la destra all’opposizione e i tecnici a casa loro.🔴 Mattarella lo abbiamo voluto sette anni fa, lo abbiamo apprezzato in questi anni difficili, e’ una personalità del mondo democratico. Del nostro mondo. Che potesse essere lo sbocco estremo era evidente a tutti già da settimane. 🔴 E’ chiaro che siamo in una situazione eccezionale, ma lo sarebbe stata anche la elezione di Mario Draghi, con il passaggio da Chigi al Quirinale senza soluzione di continuità: un inedito persino più pericoloso perché mescolava le prerogative dell’ esecutivo e il principio di garanzia costituzionale. 🔴 Che il Parlamento non rispecchi più la volontà degli italiani questo vale sempre, dopo quattro anni dal voto. Ma è questo il quadro con cui si fanno i conti perché la Costituzione non prevede che decidano i sondaggi al posto dei cittadini e una legislatura dura cinque anni. Lo stabiliscono le regole del gioco, non un istituto demoscopico. 🔴 Penso che abbiano fatto bene i parlamentari vedendo l’impasse politico a cominciare a votare Mattarella. E se anche Leu è stata tra i primi a spingere lo ha fatto perché ha capito che c’era il rischio di spallata della destra e di spappolamento dell’asse giallorosso che per la prima volta si cimentava con una prova così difficile. 🔴 Alcuni leader politici, tra cui Renzi, oggi fanno la parte del vincitore, provando a intestarsi la vittoria, ma in realtà hanno perso la mano. Voleva spendere i suoi 44 voti per essere determinante ed oggi i suoi voti valgono quanto le sue percentuali. 🔴 Io non penso che arrivi il presidenzialismo, piuttosto intravedo il proporzionale. D’altra parte è quello che può aiutare le forze politiche a ridefinirsi. Il presidenzialismo era stato evocato per mandare Draghi al Quirinale da Giorgetti e non solo. Una sorta di repubblica gollista. Non credo che la memoria mi inganni. Non è accaduto. E’ un fatto.🔴 Che ci sia la crisi della politica e una democrazia rappresentativa indebolita non lo scopriamo oggi. Ce lo dice il tasso di astensionismo impressionante. Non lo risolve il voto al Quirinale, lo risolve solo una capacità dei partiti di riprendere la parola. Ma da questo punto di vista le giornate difficili di questa settimana non levano e non mettono.

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